D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie ma la risposta che dà a una tua domanda. (Italo Calvino, Le città invisibili)
giovedì 8 ottobre 2026
La sfida dell’adattamento climatico nei centri urbani
giovedì 20 agosto 2026
I nuovi criteri per i Comuni montani accentuano il divario tra i territori
La recente rimodulazione dei criteri geomorfologici per la classificazione dei Comuni montani (D.P.C.M. 11/05/2026, n. 121) rappresenta l'ennesima dimostrazione di una visione tecnocratica e strabica dello sviluppo territoriale.
In un Paese dove la polverizzazione demografica, la chiusura dei presìdi sanitari, il dimensionamento scolastico con la complicità di una rete infrastrutturale e viaria estremamente insufficiente, stanno desertificando la dorsale appenninica e le aree interne del Mezzogiorno, la risposta delle istituzioni si limita a far quadrare i conti con la geografia e la geomorfologia.
Ridurre la "montanità" e la “marginalità” ad una mera questione di quota, pendenza media e superficie sopra i 600 metri significa deliberatamente ignorare cosa sia oggi la vita nei piccoli Comuni e nelle aree svantaggiate.
Un Comune fragile non smette di essere isolato, privo di servizi essenziali e vulnerabile al dissesto idrogeologico solo perché i suoi confini amministrativi comprendono tratti di pianura o quote medie inferiori a parametri matematici calcolati a tavolino.
L'esito di questo ricalcolo restituisce una fotografia impietosa del divario Nord-Sud e della trazione nordista del Governo. Mentre le regioni alpine come Piemonte e Lombardia incrementano la propria quota di enti tutelati, intere fasce dell'Italia meridionale e insulare si vedono private dello status ufficiale e, di conseguenza, dell'accesso prioritario alle risorse del FOSMIT e ai servizi di prossimità.
Non si tratta di una "lotta fratricida" spontanea tra territori, ma del risultato di scelte legislative (in primis la legge quadro 131/2025) che premiano le aree strutturalmente già più fortificate e infrastrutturate, abbandonando il Mezzogiorno a una ancor più marcata marginalità.
Privare il Sud delle leve di contrasto allo spopolamento equivale a condannarlo a un'involuzione programmata ed irreversibile.
L’esatto contrario di ciò che si dovrebbe fare e di ciò che i nostri politici ed amministratori dovrebbero pretendere.
Se il parametro è solo la pendenza del terreno e non la “tendenza” dello spopolamento, la politica rinuncia alla sua funzione primaria: garantire pari dignità e diritti di cittadinanza a tutti.
𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
https://www.ciacalabria.it/wp-content/uploads/2026/07/allegato-comuni-montani-2.pdf
In Calabria, pur a fronte di un riassetto che ha visto l'inclusione paradossale di grandi centri urbani capoluogo (tra cui Reggio Calabria e Cosenza) grazie all'estensione dei parametri di superficie e altitudine media, la rigidità dei nuovi criteri geomorfologici ha determinato l'uscita dall'elenco nazionale per diversi enti storicamente legati alle dinamiche delle aree interne, collinari e costiere svantaggiate.
Questi Comuni vedranno ulteriormente compromessa la loro capacità di programmare opere pubbliche, servizi sociali, infrastrutture e politiche di sviluppo, ma anche misure fiscali dedicate e priorità sulla programmazione regionale.
Tra i principali Comuni non inclusi nella nuova mappa del DPCM rientrano centri della fascia costiera come Villa San Giovanni, Gioia Tauro, Siderno o di bassa collina come Rosarno.
𝐌𝐞𝐥𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐨, 𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐚 𝐦𝐚 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞
Tra gli esclusi rientra, al momento, anche Melito di Porto Salvo, che già escluso, improvvidamente, a mio modo di vedere, dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne, perde ora anche questo status per via dei nuovi parametri di legge.
Ma poichè l’art. 2 comma 2 del DPCM stabilisce che “𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒𝑠𝑖̀ 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑖 𝑖 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑛𝑎𝑛𝑜 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛𝑜 𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑑𝑑𝑖𝑠𝑓𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑟𝑖𝑡𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑎 1…𝑝𝑢𝑟𝑐ℎ𝑒̀ 𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑖𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑓𝑖𝑐𝑖𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑖 𝑜 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑎 200 𝑚𝑒𝑡𝑟𝑖 𝑠.𝑙.𝑚.”, ci sono i margini per far rientrare Melito di Porto Salvo nella nuova classificazione.
Facendo una rapida ricerca (fonte istat e rapporti governativi) si evince che l’altitudine media ponderata sul profilo topografico dell’intero territorio comunale di Melito di Porto Salvo è pari a circa 282 m.s.l.m.
Sarà compito dell’Amministrazione Comunale verificare la sussistenza di questa ipotesi e mettere in atto quindi tutte le azioni necessarie a ripristinare lo status di Comune parzialmente montano, annullando tutti gli svantaggi che l’esclusione comporta.
mercoledì 22 luglio 2026
Oltre l'urlo: perché il dibattito pubblico ha di nuovo bisogno della "tolleranza"
- Insegna l'ecologia del linguaggio: Fa capire che l'odio verbale è il primo passo verso la violenza reale.
- Educa al dissenso costruttivo: Mostra come si possa combattere un'idea con la ragione senza mai demonizzare la persona che la sostiene.
- Definisce la vera tolleranza: Che non è debolezza o indifferenza, ma la scelta consapevole e coraggiosa di garantire la libertà d'espressione altrui, anche quando non la si condivide.
