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lunedì 13 ottobre 2008

E se domani...(di Mario Alberti)

E se domani…. Tutte le cooperative sociali, l’Ospedalità privata, la diagnostica accreditata, i servizi sociali resi in convenzione, insomma tutte queste tipologie di servizi…..impossibilitate a pagare i dipendenti pur vantando crediti sufficienti per viver dignitosamente e continuare il servizio reso, chiudessero battenti, cosa accadrebbe nel nostro martoriato reggino?

Non ci vuole la palla di vetro per intravedere una serie infinita di posti di lavoro, penso almeno 1000, nutrire di nuova linfa la belva del disagio sociale. Intorno a questi sfortunati cittadini esiste un mercato che si vedrebbe quantomeno contrarre i ricavi, dovuti all’assenza del potere d’acquisto.

E se queste aziende chiudessero i battenti anche loro? O nella “migliore” dell’ipotesi riducessero il personale? ( dietro ogni “riduzione” c’è sempre il dramma di un essere umano e della sua famiglia) E l’utenza, vogliamo provare ad intravederla nella nostra famosa palla di vetro? Anzi, lasciamo stare la palla di vetro e guardiamoci attorno settore per settore.

File interminabili, intasamento dei servizi pubblici già congestionati di suo a causa dall’assenza del sillogismo produco - guadagno che invece alberga nei servizi privati, che per esistere devono necessariamente fornire standard elevati all’utenza.
I tre mesi canonici da CUP diventerebbero tre anni!

Ed il settore psichiatrico e della riabilitazione? Pensiamo alla chiusura dei servizi, con dimissione e relativa diaspora dei pazienti verso altri luoghi, generalmente fuori sede.

Vige in Calabria la gestione combinata dei servizi psichiatrici, che prevede l’aspetto riabilitativo affidato al terzo settore. Se questo scomparisse, che servizio sarà reso ad una utenza “speciale” che non vive di solo pane e cure, ma anche di attività finalizzate alla socializzazione, alle abilità personali ed alla qualità della vita che per centinaia di anni gli è stata inibita? E la riabilitazione, specie quella intensiva, magari rivolta a bambini in età pediatrica? A quali attese verrebbe sottoposta? Quanta disabilità non troverebbe risposta se non fuori sede, con ulteriori spese per la nostra Regione? Qui si brucia il presente di tanti lavoratori, ed futuro di molti giovani costretti, guardandosi attorno, a scappare o a colludere.

Così combattiamo la mafia ed il malaffare? Così risaniamo lo sfascio? Producendone altro di portata cosmica. Una seria programmazione deve partire dalle eccellenza che si possiedono e non penalizzare le “voci deboli” del settore che per contro effettuano forse i servizi più qualificati ed efficaci.

E se domani fosse già oggi?

venerdì 3 ottobre 2008

Senza stipendio da tre mesi...

E’ l’ennesimo campanello d’allarme in un quadro generale fatto di disagi per ritardi, cattiva gestione della spesa e sprechi.

E’ la protesta di chi lavora duramente, in un settore delicato, e con professionalità ed impegno continua a fornire un servizio socialmente importante.

Consiglieri Regionali? Figuriamoci, quelli il lavoro non sanno cos'è e lo stipendio se lo sono anche aumentato (come se già non fosse un vero "schiaffo" alla miseria della Calabria).

Direttori sanitari, amministrativi, generali o Commissari Straordinari? Macchè, anche loro hanno stipendi a cinque zeri e i loro pagamenti non ritardano neanche di un giorno.

No è la voce del terzo settore, che si leva per farsi ascoltare poiché da tre mesi, centinaia di operatori non percepiscono lo stipendio, perché l’ASP non ha pagato le fatture emesse dalle Cooperative Sociali.

Una di queste, la Cooperativa Rinascita Onlus, operante nel comprensorio melitese da vent’anni, ha tenuto presso la propria sede, più che una conferenza stampa, una chiacchierata con i corrispondenti delle più importanti testate giornalistiche locali. I dipendenti sono esasperati. Da tre mesi lavorano senza vedersi retribuito il servizio prestato presso le strutture assistenziali della Cooperativa, a Melito e Saline, e per i servizi di assistenza domiciliare.

I numeri della Rinascita sono enormi, se riferiti ad un contesto lavorativo come l’Area Grecanica, una delle aree a più alto tasso di disoccupazione: 95 tra dipendenti e collaboratori, compresi i servizi amministrativi e la governance; 138 le “utenze” attualmente servite; 51 le ditte fornitrici di servizi alla Cooperativa a vario titolo, il cosiddetto indotto. Insomma una struttura importante, che svolge un ruolo importante.

“In questo momento serissimo – affermano i dipendenti – non sappiamo veramente a chi rivolgerci. L’ASP ci rimanda di settimana in settimana ed arriverà il momento che dovremo cessare di fornire i servizi; esistono difficoltà oggettive a continuare ad oltranza senza percepire gli stipendi. Ma oltre a questo esiste un altro fattore di rischio: l’incertezza per il futuro; che succederà? I tagli che si stanno operando interesseranno anche i Servizi Sociali?”.

Azioni congiunte si stanno pianificando insieme alle altre 12 Cooperative che si trovano nelle stesse condizioni di Rinascita (provate a fare i conti di quanti stipendi sono arretrati con una media di 50 dipendenti per 13 cooperative e centinaia di fornitori!), per cercare di ottenere no più promesse, ma risoluzione del problema attualmente in essere.

“Nel ventennale della Cooperativa – concludono gli operatori sociali – nessuno dei dipendenti si aspettava di trovarsi a discutere né di stipendi arretrati, né di incertezza futura; tutti sperano di poter festeggiare con un momento convegnistico tra novembre e dicembre questo “anniversario” particolare. Chiediamo dunque ai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale, nella consapevolezza che i problemi nella gestione non sono pochi, di ricordarsi dei lavoratori delle Cooperative che svolgono il loro compito con puntualità e dedizione”.