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mercoledì 8 ottobre 2008

L'Europarlamento contro il carbone

Dopo il diniego da parte della Regione Calabria, formalizzato con la Delibera di Giunta di lunedì scorso, arriva un’altra pesante “mazzata” per la S.E.I., stavolta da Strasburgo.

E BARROSO "BACCHETTA" L'ITALIA

La commissione Ambiente dell'Europarlamento ha approvato con 44 voti contro 20 (e 1 astenuto) la parte più importante e controversa del pacchetto dell'Unione Europea su clima ed energia, riguardante la nuova 'borsa delle emissioni' di gas serra (Ets) per il periodo 2013-2020. L’Unione Europea si mantiene, al momento, coerente e con il proprio voto conferma l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020, che passerebbe automaticamente al 30% in caso di accordo internazionale alla conferenza di Copenaghen del dicembre 2009 sul periodo post-Kyoto.

Un’altra buona notizia per noi, un’altra brutta notizia per la SEI che, a distanza di poche ore, ne incassa un NO ancora più duro dall’Unione Europea. (fonte strill.it)

Si tratta, forse, del colpo di grazia al progetto: con il voto di ieri, infatti, dal 2015 sarà proibito costruire centrali termoelettriche che emettano più di 500 grammi di Co2 per kilowatt ora generato. E’ vero che la conclusione del progetto iniziale della centrale a carbone di Saline Joniche sarebbe fissata per il 2012, ma è anche vero che il tempo, nel suo incedere inesorabile, non gioca a favore della società svizzera.

E la disposizione della Commissione Ambiente dell’Europarlamento mette al bando, di fatto, le centrali a carbone, a meno che non siano dotate della tecnologia Ccs (carbon capture and storage), ovvero un dispositivo di "cattura" delle emissioni e il loro stoccaggio in un deposito geologico. La tecnologia Ccs è un tipo di evoluzione ancora in fase embrionale (sperimentato, attualmente, solo in Germania), sul quale, però, con un voto separato su un altra sezione del pacchetto clima-energia, gli eurodeputati della commissione Ambiente hanno destinato il ricavato derivante dalla messa all'asta dei permessi relativi a 500 milioni di tonnellate di Co2 (pari a circa 10 miliardi di euro agli attuali prezzi di mercato).

La prossima tappa è fissata per dopodomani, 10 ottobre, quando si riunirà il Consiglio europeo dell’energia, ma il cerchio, per quanto riguarda la centrale a carbone di Saline Joniche, potrebbe essersi chiuso definitivamente.

venerdì 3 ottobre 2008

Senza stipendio da tre mesi...

E’ l’ennesimo campanello d’allarme in un quadro generale fatto di disagi per ritardi, cattiva gestione della spesa e sprechi.

E’ la protesta di chi lavora duramente, in un settore delicato, e con professionalità ed impegno continua a fornire un servizio socialmente importante.

Consiglieri Regionali? Figuriamoci, quelli il lavoro non sanno cos'è e lo stipendio se lo sono anche aumentato (come se già non fosse un vero "schiaffo" alla miseria della Calabria).

Direttori sanitari, amministrativi, generali o Commissari Straordinari? Macchè, anche loro hanno stipendi a cinque zeri e i loro pagamenti non ritardano neanche di un giorno.

No è la voce del terzo settore, che si leva per farsi ascoltare poiché da tre mesi, centinaia di operatori non percepiscono lo stipendio, perché l’ASP non ha pagato le fatture emesse dalle Cooperative Sociali.

Una di queste, la Cooperativa Rinascita Onlus, operante nel comprensorio melitese da vent’anni, ha tenuto presso la propria sede, più che una conferenza stampa, una chiacchierata con i corrispondenti delle più importanti testate giornalistiche locali. I dipendenti sono esasperati. Da tre mesi lavorano senza vedersi retribuito il servizio prestato presso le strutture assistenziali della Cooperativa, a Melito e Saline, e per i servizi di assistenza domiciliare.

I numeri della Rinascita sono enormi, se riferiti ad un contesto lavorativo come l’Area Grecanica, una delle aree a più alto tasso di disoccupazione: 95 tra dipendenti e collaboratori, compresi i servizi amministrativi e la governance; 138 le “utenze” attualmente servite; 51 le ditte fornitrici di servizi alla Cooperativa a vario titolo, il cosiddetto indotto. Insomma una struttura importante, che svolge un ruolo importante.

“In questo momento serissimo – affermano i dipendenti – non sappiamo veramente a chi rivolgerci. L’ASP ci rimanda di settimana in settimana ed arriverà il momento che dovremo cessare di fornire i servizi; esistono difficoltà oggettive a continuare ad oltranza senza percepire gli stipendi. Ma oltre a questo esiste un altro fattore di rischio: l’incertezza per il futuro; che succederà? I tagli che si stanno operando interesseranno anche i Servizi Sociali?”.

Azioni congiunte si stanno pianificando insieme alle altre 12 Cooperative che si trovano nelle stesse condizioni di Rinascita (provate a fare i conti di quanti stipendi sono arretrati con una media di 50 dipendenti per 13 cooperative e centinaia di fornitori!), per cercare di ottenere no più promesse, ma risoluzione del problema attualmente in essere.

“Nel ventennale della Cooperativa – concludono gli operatori sociali – nessuno dei dipendenti si aspettava di trovarsi a discutere né di stipendi arretrati, né di incertezza futura; tutti sperano di poter festeggiare con un momento convegnistico tra novembre e dicembre questo “anniversario” particolare. Chiediamo dunque ai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale, nella consapevolezza che i problemi nella gestione non sono pochi, di ricordarsi dei lavoratori delle Cooperative che svolgono il loro compito con puntualità e dedizione”.

Lunedì la Regione chiude la partita? Sembra di si

di Damiana Benavoli - L’ultimo sigillo sulla vicenda della centrale a carbone nell’area dell’ex Liquichimica di Saline Joniche potrebbe arrivare già il prossimo lunedì.

A chiudere il cerchio, sospendendo di fatto le procedure messesi in moto presso il Ministero per lo sviluppo economico e in sede di conferenza dei servizi, una delibera di Giunta che attesti, nero su bianco, il dissenso del governo regionale sulla costruzione della mega opera da parte della Sei spa. L’atto deliberativo, così come emerso a margine della conferenza dei servizi dello scorso 10 settembre, risulta vincolante, ai fini dell’intesa per la realizzazione della centrale. Stando così le cose, il “no” della Giunta Loiero chiuderebbe davvero la partita.

Raggiunto telefonicamente, l’assessore alle attività produttive Francesco Sulla ha assicurato che “salvo rinvii, già dalla riunione di giunta di lunedì si provvederà ad adottare il provvedimento che nega l’intesa, formalizzando, così, ciò che da sempre questo governo regionale ha manifestato in merito”.

Nell’attesa di conoscere gli sviluppi che potrebbero arrivare da palazzo Alemanni, un'altra delibera di giunta, la 219 del marzo 2008, aveva già messo nero su bianco la volontà, sempre da parte della Regione Calabria, di procedere ad una bonifica e riconversione industriale del sito di Saline Joniche. Nella sostanza, la delibera 219, ai sensi dell’art. 252 del Decreto legislativo 152/2006, muove dalla necessità di “individuare i siti di preminente interesse pubblico per la loro riconversione industriale: tra gli altri, si individuò anche la zona di Saline Joniche quale sito da proporre al Ministero dello sviluppo Economico per il finanziamento del CIPE nell’ambito del programma straordinario Nazionale per il recupero economico e produttivo dei siti industriali inquinati con uno stanziamenti di 2.149,269 milioni di euro complessivi per il Mezzogiorno.

A margine della delibera venne anche indicato un valore presuntivo di bonifica e relativa riconversione produttiva pari a 50 milioni di euro. Tutto questo mentre la SEI, la società interessata alla costruzione della centrale a carbone di oltre 1200 mw, aveva già provveduto, pare, all’acquisto di ben 320.000 mq dell’area in questione. Quasi la metà dell’intera superficie su cui, al momento, permangono ancora i segni di uno sviluppo forzato e mai concretizzatosi per via di investimenti rivelatisi fallimentari. Già nel 2007 la società che discende dalla Ratia Energia A.G., società con sede in Svizzera, stando solo e soltanto alle notizie apprese sugli organi di stampa, avvia tutte le procedure per la transazione di vendita dell’area che solo qualche anno prima, nel marzo 2004, si vide apposti i sigilli di sequestro preventivo da parte dei carabinieri del Noe per via dell’accertata presenza di amianto peraltro in evidente stato di friabilità. Appare controverso, a questo punto, capire il motivo per cui la Regione, su un territorio già acquisito per altri fini già nel 2007 non si sa a quale prezzo, abbia, l’anno successivo, deciso di bonificare il territorio ricedente nel comune di Saline. Ciononostante, il governo regionale, sin dal 2001 ha sempre espresso la volontà di “blindare” il sito dell’ex Liquichimica: la legge regionale 7/2001 ad esempio ha dichiarato l’area del Pantano di Saline “oasi di protezione della fauna selvatica e della flora tipica delle acque salmastre” stanziando 150 milioni delle vecchie lire per la realizzazione dei primi interventi di bonifica. Nel 2005, poi, la Giunta Chiaravalloti con la delibera 315 del consiglio regionale, approva il nuovo PEAR (Piano energetico regionale) in cui si fa divieto di utilizzare il carbone quale fonte energetica alternativa, stabilendo, altresì, che “la Regione Calabria non fornirà alcun intesa, in sede di conferenza dei servizi, per la realizzazione di centrali termoelettriche sul territorio regionale. Ciò, spiegano dal dipartimento “Ambiente”, perché la Regione Calabria presenta un saldo energetico positivo con un surplus di 2.035 GWh/anno: 8.600 GWh/anno di energia prodotta contro i 6.565 GWh/anno richiesti.

Ma il tassello più importante, probabilmente l’asso nella manica, unitamente al No deliberato dalla Giunta, è stato già depositato al Ministero competente durante la prima Conferenza dei servizi. Una relazione corposa, una sintesi delle proposte avanzate da Istituzioni locali, associazioni e cittadini che lo stesso presidente Loiero, in data 18 agosto, aveva provveduto a trasmettere ai ministeri dell’Ambiente e Sviluppo economico. Un progetto ambizioso quanto articolato che dovrebbe interessare tutta la fascia di territorio che va da Capo d’Armi e sino alla fiumara di Sant’Elia, incluso il borgo medioevale di Pentidattilo. L’ intervento, così come si evince dalla relazione, è previsto all’interno della Programmazione Regionale Unitaria 2007 – 2013 e si articola in una serie di strumenti organici per sostenere la realizzazione degli interventi necessari alla valorizzazione dell’Area ex – Liquichimica. Ambizioso anche l’obiettivo finale: far diventare il sito di Saline “un simbolo positivo, un grande attrattore culturale regionale per lo sviluppo del turismo sostenibile.

In una parola: un grande Parco della Sostenibilità.
Il presupposto: il blocco di tutte le iniziative in corso previste, incluso il Progetto della Centrale a Carbone. La relazione approntata dalla Regione Calabria lascia intravedere la possibilità di realizzare un Progetto Integrato per il recupero e la valorizzazione di un’area più ampia che va da Capo d’Armi alla Fiumara di Sant’Elia. Nel dettaglio, gli interventi in questione sarebbero orientati a creare un Parco della Sostenibilità con la realizzazione, proprio nel sito industriale di Saline, di una delle due centrali solari termodinamiche previste dal governo regionale. A fare parte integrante del Parco della Sostenibilità anche un Parco tematico del Bergamotto e del Gelsomino, con la previsione anche di un Museo tematico. Occhi puntati, poi, sul cosiddetto “Laghetto di Saline” che, stando ai documenti ufficiali del Ministero dell’Ambiente, rappresenta un’importante zona umida costiera per l’avifauna migratoria. E ancora, il progetto del Parco Marino “Laura C”, già proposto da Legambiente, e che intende fare della Laura C, la motonave affondata nel 1941, un’oasi naturalistica con la bonifica delle strutture del relitto. Ad integrazione, poi, di tale progetto anche quello che prevede la realizzazione dell’acquario e del museo di biologia marina, una sorta di Acquario del Sud sulla scorta dell’esperienza dell’Acquario di Genova. Infine il Polo di Innovazione Tecnologie per la Gestione delle Risorse Sostenibili Ambientali, così come previsto dal POR Calabria FESR 2007 – 2013, definito dalla relazione “l’elemento strategico del Parco della Sostenibilità”. A coronamento di ciò, il recupero e la riqualificazione a finalità turistiche del Porto di Saline destinato alla nautica da diporto o alle imbarcazioni da pesca presenti lungo la costa del basso Jonio reggino. Tutto, insomma, lascia intravedere enormi possibilità di sviluppo dell’area segnata, nel corso degli anni, da martorianti interventi di pseudo sviluppo.
Tutto, dai palazzi del governo regionale, lascia pensare, senza tema di smentita, che il progetto della Centrale non è coerente con i programmi della Regione. (fonte Strill.it)